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B2C, BOOKS TO COSMOPOLITANS / Il blog di Umberto Martino

B2C, sceneggiature e film -10- “Il delitto Matteotti” diretto da Florestano Vancini

Correva l’anno 1918. L’armistizio entrò in vigore alle ore 11:00 dell’11 novembre 1918: la guerra era finita e gli Alleati ne erano usciti vincitori. Purtroppo al successo italiano seguirono dinamiche economiche, sociali e politiche che, nel giro di pochi anni, condussero la nazione in un lungo periodo di dittatura: il debito dello Stato non faceva che aumentare; l’inflazione della moneta stava colpendo soprattutto la classe media, mentre la stessa rendeva più costoso l’acquisto delle materie prime dall’estero che, inoltre, venivano fornite in minore quantità all’Italia; la disoccupazione era in notevole aumento; l’epidemia di spagnola aveva colpito anche la popolazione italiana causando la morte di più di 400.000 persone. Durante questa grave crisi economica post-bellica si acuirono i contrasti politici, radicalizzando le diverse posizioni. Da una parte le istanze socialiste e dall’altra quella della borghesia imprenditoriale.

Le nuove elezioni erano vicine. I liberali puntavano sul ritorno di Giolitti con la speranza che, sebbene ormai settantottenne, potesse riprendere in mano i remi della situazione e condurre l’imbarcazione  in un porto sicuro e stabile, lontano dalla tempesta che sembrava aggravarsi di giorno in giorno. Anche i socialisti, suddivisi in correnti al loro interno, tra queste l’ala riformista di Turati e quella massimalista di Serrati, si stavano organizzando. Ma la novità era la nascita, avvenuta il 18 gennaio 1919, del PPI (Partito Popolare Italiano) fondato da don Luigi Sturzo, il quale poté avvalersi della collaborazione di De Gasperi, e ispirato alla dottrina sociale della Chiesa cattolica. Nel sottofondo di queste manovre elettorali, Mussolini, espulso ormai da tempo dal partito socialista per le sue posizioni interventiste (alla Grande Guerra), istituiva un movimento politico denominato i Fasci italiani di combattimento. Dal canto loro i nazionalisti non rimasero di certo indietro.

Cavalcando l’onda dell’entusiasmo per la vittoria, il poeta Gabriele d’Annunzio si mise a capo di una spedizione, organizzata anche da un fronte politico a prevalenza nazionalista, composta da 2600 uomini dell’artiglieria e della fanteria del Regio Esercito che si erano ribellati a quest’ultimo, conseguentemente anche al re, il quale era a capo delle forze armate. L’impresa consisteva nell’occupare la città di Fiume per sottrarla all’annessione del nuovo Regno di Jugoslavia. La missione ebbe buon esito e Fiume fu occupata dai legionari per 16 mesi. Nello stesso periodo storico altri avvenimenti interni contribuivano a rendere instabile lo scenario sociale del Regno d’Italia. Dopo la disfatta di Caporetto i contadini furono invogliati a non abbandonare il conflitto poiché era stato promesso loro la spartizione di alcuni appezzamenti terrieri.  Successivamente, a guerra ormai conclusa, le terre furono da loro occupate al fine di ottenere il mantenimento della promessa, ma la situazione venne riportata all’ordine. Altro episodio significativo fu il Biennio rosso (1919-1920). Sebbene la svalutazione della lira avesse avvantaggiato gli operai in quanto i loro salari erano stati lievemente aumentati, essi furono invogliati ad avviare manifestazioni di protesta per emulare la Rivoluzione russa e, dapprincipio, furono spinti anche dai socialisti. Ma all’interno del partito le tensioni stavano crescendo a causa di queste agitazioni sociali e ben presto ci fu un cambiamento d’opinione: tutti si prodigarono con una certa solerzia a esortare le masse di operai alla calma.

Dallo spirito pugnace e dalla protervia accesa, dall’incarnato pallido e dagli occhi spiritati  e incassati nel volto contraddistinto da spigoli pronunciati e sporgenti, Mussolini si stava inserendo nello scenario politico in modo sempre più preponderante. Iniziava a mostrarsi all’opinione pubblica come colui che voleva sostituire la vecchia classe dirigente, la cui incapacità stava facendo affondare il Paese, con una nuova che si sarebbe impegnata nel riportare ordine sociale, anche attraverso l’uso della forza, e benessere.  Nella fanciullezza è stato di carattere non socievole, rissoso e non molto loquace. Suo padre, convintissimo socialista massimalista, si era dedicato con acceso entusiasmo alla vita politica sebbene, non colto, spesso si limitasse a ripetere aforismi insensati. Sin da subito si preoccupò di indottrinare il piccolo alla fede socialista. All’età di sedici anni Benito prese contatto con la locale sezione socialista, ma non sembra che abbia mai partecipato attivamente alle loro attività non osservandone nemmeno le regole: non utilizzò mai la cravatta rossa, distintivo dei socialisti della zona, anzi ne indossava una nera, simbolo dei repubblicani. Terminò le scuole e si diplomò maestro, nonostante avesse accoltellato un compagno a una gamba, incidente che gli costò l’espulsione da quell’istituto e l’iscrizione ad un altro, e nonostante passasse poco tempo sui libri di testo. Il lavoro di insegnante non era adatto a lui e, dopo aver effettuato un tentativo dall’esito negativo, decise di trasferirsi in Svizzera, luogo che fu determinate per l’inserimento graduale del giovane alla vita politica, da lui sempre considerata non interessante. Qui, sebbene per sbarcare il lunario si fosse adoperato in lavori di manovalanza, iniziò la sua carriera giornalistica scrivendo qualche articolo caratterizzato da una prosa aggressiva che riuscì però a catturare l’attenzione dei lettori. In questi luoghi incontrò alcuni esponenti del partito che, negli anni a venire, lo aiutarono a diventare direttore di giornali di influsso socialista. Si iscrisse anche all’università, senza mai laurearsi o sostenere esami, e seguì le lezioni del prof. Pareto, noto economista e sociologo italiano che “sottoponeva a una critica demolitrice la democrazia e le ideologie che le fanno da supporto” (Storia d’Italia, Indro Montanelli, volume 7, pag.17). Altre teorie da lui apprezzate e scoperte in quel periodo furono quelle di Kropotkin e Sorel, il primo sostenitore dell’anarchia che vedeva nel socialismo il “figlio bastardo e degenerato” e il secondo “esaltatore della violenza come “levatrice della Storia””(Storia d’Italia, Indro Montanelli, volume 7, pag.20). Dal 1912 al 1914  fu direttore del quotidiano socialista “Avanti”, ma come già sopra accennato, fu costretto a dimettersi e venne espulso dal partito per le sue idee interventiste. Un personaggio che si caratterizzò per la sua capacità di accendere la miccia tra due parti contrapposte per poi proporsi come paciere, per la sua abilità nel dare un colpo alla botte e uno al cerchio. Un politico anticlericale che divenne clericale per convenienze politiche. Un politico anti-massone, ma “inspiegabilmente” sostenuto a partire dei primi anni del suo governo dalla Loggia di Piazza del Gesù. Un leader che utilizzò temi scottanti solo come propaganda, ma pronto a tradire i suoi proclami in caso di necessità. Un individuo che seppe anche far ricadere la colpa di alcune sue decisioni sui suoi subalterni.  Un uomo rozzo e privo di gusto il cui savoir-faire era quello tipico del frequentatore delle balere, ma che, durante gli anni di governo, si sforzò di raffinare per paura di fare brutte figure. Probabilmente un soggetto che, più che essere incline al trasformismo, occupò per via della sua indole il posto sbagliato fino al ’14, anche ingabbiato, forse, in giochi di potere…

Le elezioni si svolsero il 16 novembre del 1919 e furono le prime elezioni politiche italiane a fare uso di un sistema elettorale proporzionale. Giolitti formò il suo quinto governo che rimase in carica dal 15 giugno 1920 al 4 luglio 1921. Esso era composto dai liberali, di cui lo stesso primo ministro faceva parte, dai membri del Partito Popolare, dai Socialisti Riformisti, da alcuni esponenti del partito Radicale italiano, dai Democratici Sociali e da alcuni indipendenti. In merito alle rivolte sociali, Giolitti si rifiutò di far intervenire la polizia e l’esercito nelle fabbriche e aspettò che il movimento si esaurisse da solo. Nel contempo favorì le trattative tra sindacati e lavoratori: i lavoratori ottennero miglioramenti nel salario e una riduzione dell’orario giornaliero di lavoro che passò da 10/11 ora al giorno a 8. I suoi primi sforzi furono anche orientati nel risolvere la questione di Fiume: il trattato di Rapallo, firmato il 12 novembre 1920, fu un accordo con il quale l’Italia e il Regno di Juguslavia ridefinirono i confini: Fiume divenne uno Stato libero indipendente. Durante il suo mandato il presidente riuscì a modificare l’articolo 5 dello Statuto, la norma che aveva consentito al sovrano di dichiarare la guerra all’Austria senza il preventivo consenso del Parlamento, nonostante le contestazioni delle destre tra cui i Nazionalisti. La manovra finanziaria da lui introdotta era innovativa, ma non fu mai realizzata a causa della brevità del suo governo. Fu immediatamente abolito il prezzo politico del pane, presentò una riforma del prelievo fiscale che avrebbe introdotto la progressività delle imposte, si pronunciò a favore di un inasprimento della tassa di successione e della nominatività dei titoli: la borsa iniziò a recuperare e la lira a rivalutarsi nelle quotazioni giornaliere. Pensando che il fascismo potesse essere assorbito in un ambito democratico nel giro di qualche anno e che la popolazione fosse nuovamente favorevole ai liberali, sciolse le camere e indette nuove elezioni che si sarebbero tenute il 15 maggio 1921. Ma i numeri non erano molto cambiati dopo le elezioni. Il governo rimase a guida liberale e guidato da Bonomi, ma i disordini sociali e l’ascesa del fascismo portarono alla costituzione di un nuovo governo guidato dal liberale Luigi Facta.

In questi anni vennero formati i primi sindacati fascisti. Inoltre i fasci italiani di combattimento nel novembre del 1921 si trasformarono nel Partito Nazionale Fascista, trasformandosi da movimento in partito. Nel 1922 papa Benedetto XV morì e il suo successore il conservatore papa Pio IX era ben disposto nei confronti dei fasci. All’interno del partito socialista le fratture si accentuavano e le divergenze di opinioni tra i riformisti guidati da Turati e i massimalisti guidati da Serrati erano totalmente divergenti: questi ultimi avevano accettato i diktat provenienti dall’Internazionale di Mosca che volevano la fusione con i comunisti. Ma anche questi ultimi erano divisi: l’ala più a destra era favorevole, mentre quella più a sinistra contraria. Nel frattempo Mussolini seppe addomesticare Gabriele D’annunzio, troppo incline a tramare alleanze contro il fascismo.

Ai modesti finanziamenti destinati al Fascismo dagli agricoltori si aggiunsero le ben più cospicue sovvenzioni degli industriali. Le squadre erano state inquadrate nella Milizia, il cui comando generale era stato affidato a Balbo e De Vecchi, e, nonostante questo tentativo di mitigare la loro indole attraverso l’istituzione di un organo che li dirigesse, i loro militanti utilizzarono la violenza  e commisero anche omicidi. Mussolini voleva arrivare subito al governo, anche se alle elezioni successive sarebbe stato sicuramente il vincitore. Così organizzò una marcia su Roma delle squadre fasciste, intenzionato, anche probabilmente solo come atto intimidatorio, a portare avanti una rivoluzione. Facta, appresa la notizia, avvertì immediatamente il re Vittorio Emanuele III, il quale dalla sua residenza di San Rossore, quasi infastidito, tornò a Roma. Dapprima sembrava propenso nel firmare la dichiarazione d’assedio proposta dal capo del governo e sembrava disposto a far intervenire l’esercito, ma nella notte cambiò idea e, il giorno seguente, gli suggerì le dimissioni a favore di un governo Mussolini. Le supposizioni che spinsero il re a prendere una tale decisione sono innumerevoli e forse mai verranno alla luce gli avvenimenti che si svolsero dietro le quinte. Però il re impose a Mussolini di comporre un governo che rappresentasse anche il parlamento, quindi non avrebbe dovuto essere composto solo da ministri fascisti, come era nelle intenzioni del futuro duce. Le camicie nere di Mussolini si limitarono conseguentemente solo a una marcia sulla capitale che durò circa sei ore. Durante la sua prima esperienza di governo lo scopo prioritario del nuovo primo ministro era quello di attuare una riforma della legge elettorale, passando da un sistema proporzionale a un sistema maggioritario: alla prima lista dovevano andare i 2/3 dei seggi. Non si capì bene, invece, se fosse favorevole o sfavorevole ai collegi uninominali. La legge fu approvata con il sostegno anche dei liberali, il parlamento fu sciolto e vennero indette nuove elezioni che si svolsero il 6 aprile 1924.

Questo è stato lo scenario italiano dal 1919 al 1924. Seppur utilizzando una descrizione molto generale, gli anni dal ’21 al ’24 verranno trattati più approfonditamente in un prossimo articolo, si è cercato di introdurre lo spettatore nel contesto degli anni precedenti a quelli trattati nel film.  “Il delitto Matteotti” è un film del 1973 diretto dal regista Florestano Vancini.  Grazie alla capacità di direzione del regista e all’abilità interpretativa degli attori, tra i quali spiccano Franco Nero nelle vesti di Giacomo Matteotti, Mario Adorf in quelle di Benito Mussolini, e Umberto Orsini, Renzo Montagnani e Vittorio De Sica rispettivamente nelle vesti di Amerigo Dumini, Umberto Tancredi e Mauro del Giudice, si sono riusciti a trasmettere gli stati d’animo e a far comprendere gli avvenimenti che hanno contrassegnato i due/tre anni successivi al 1924.

(FM, ’17)

FILM COMPLETO “IL DELITTO MATTEOTTI”

delittomatteotti

Bibliografia

Storia d’Italia, Indro Montanelli, Corriere della Sera, 1999, volume 7, capp. 1-2-3-4-5-6.

Enciclopedia Garzanti

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_delitto_Matteotti_(film_1973)

https://it.wikipedia.org/wiki/Prima_guerra_mondiale#La_sconfitta_degli_imperi_centrali_e_la_fine_(1918)

https://it.wikipedia.org/wiki/Alleati_della_prima_guerra_mondiale

https://www.skuola.net/storia-contemporanea/italia-dopo-guerra-mondiale.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Influenza_spagnola

http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismo1b.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Impresa_di_Fiume

https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Popolare_Italiano_(1919)

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Giolitti#Quinto_governo_Giolitti

http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-giolitti_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/

https://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini

https://it.wikipedia.org/wiki/Fasci_italiani_di_combattimento

https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_1919

https://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Giolitti_V

https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Rapallo_(1920)

https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_1924