Crea sito
B2C, BOOKS TO COSMOPOLITANS / Il blog di Umberto Martino

B2C, qualche suggerimento per la lettura – “Storia della colonna infame” di Alessandro Manzoni

Milano 1630: la peste dilagava; la paura per l’epidemia e il timore dei presunti untori scuoteva e inviperiva ancor più il vile chiacchiericcio, facendo nascere da situazioni normali delle anormalità e soventemente delle colpevolezze frutto di congetture. E dal pettegolezzo spesso si passava alla denuncia alla pubblica autorità. I giudici condannarono a supplizi atroci e interrogatori estenuanti gli accusati, le cui ammissioni di colpevolezza venivano spesso estorte con la tortura. Secondo le opinioni di molti autori questo avvenne per l’ignoranza o per la barbarie della giurisprudenza dell’epoca, ma né la prima né la seconda furono la cagione di tali pene. Mille e mille volte la verità appariva davanti ai loro occhi, ma venne mille e mille volte ricusata dalle loro menti. Forse la rabbia e la paura contro pericoli oscuri rendeva il loro giudizio impaziente di trovare un colpevole afferrando, conseguentemente, subito quello che gli veniva posto davanti: una rabbia resa sempre più accesa dalla paura che si tramutava in odio verso gli imputati; o forse il timore di disattendere le aspettative dell’opinione pubblica esponendosi in tal maniera al pubblico ludibrio li rese ciechi dinnanzi all’evidenza della verità.

“Dio solo ha potuto vedere se que’ magistrati, trovarono i colpevoli di un delitto che non c’era, ma che si voleva, furon più complici o ministri d’una moltitudine che, accecata, non dall’ignoranza, ma dalla malignità e dal furore, violava con quelle grida i precetti più positivi della legge divina, di cui si vantava seguace. Ma la menzogna, l’abuso del potere, la violazion delle leggi e delle regole più note e ricevute, l’adoprar doppio peso e doppia misura, son cose che si posson riconoscere anche dagli uomini negli atti umani; e riconosciute non si possono riferire ad altro che a passioni pervertitrici della volontà…” (tratto dal romanzo “Storia della colonna infame” di Alessandro Manzoni).

Durante uno di questi processi, svoltosi storicamente nell’estate del 1630, si decretò la condanna capitale di due innocenti, Guglielmo Piazza (commissario di sanità) e Gian Giacomo Mora (barbiere), giustiziati con il supplizio della ruota. I magistrati nel sentenziarli pensarono di aver compiuto un atto talmente degno di onore da ordinare la demolizione della casa del barbiere e di far innalzare una colonna chiamata INFAME con un’iscrizione che riportasse ai posteri le motivazioni della condanna e la pena inflitta. Ma quella colonna si tramutò negli anni a venire in una colpevolezza verso gli “inquisitori”. Inoltre fu perseguita anche una persona illustre, don Giovanni Gaetano de Padilla, il figlio del comandante del castello di Milano. Gli appunti del suo avvocato difensore furono pubblicati e anche attraverso un attento studio di questo opuscolo fu scritto dal Manzoni il saggio storico intitolato “Storia della colonna infame”. Egli trasse gran parte delle notizie dal “De peste Mediolani quae fuit anno 1630″ di Giuseppe Ripamonti e dalle “Osservazioni sulla tortura” di Pietro Verri. Solo nel 1778 la colonna infame fu abbattuta e se ne conserva solo la lapide nel Castello Sforzesco di Milano.

Tra le volontà iniziali di Alessandro Manzoni c’era quella di inserire questo saggio nel V capitolo del IV tomo dei “Promessi sposi”, ma la lunghezza dell’opera avrebbe potuto fuorviare i lettori. Decise infine di pubblicarlo separatamente (1840) con il titolo ” Storia della colonna infame”.

(FM, ’18)

E-book “Storia della colonna infame”

storia-della-colonna-infame

Bibliografia

“Storia della colonna infame” (E-book)

“Storia della colonna infame” (Wikipedia)

Alessandro Manzoni (Enciclopedia Garzanti)