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B2C, BOOKS TO COSMOPOLITANS / Il blog di Umberto Martino

B2C, documentari – “La mitica Transiberiana”, History Channel

Le terse acque del lago Baikal donano la vita al fiume Angara che, percorrendo la Siberia verso nord-ovest, incrocia la città di Irkutsk, antico avamposto commerciale, le cui tradizionali case in legno, incorniciate da intagli che paiono merletti, e le variopinte chiese ortodosse si stagliano tra i casermoni costruiti recentemente e in economia. Le nivee sponde del corso d’acqua lasciano spazio a verdeggianti colori solo nei mesi estivi e percorrono nel cuore e per tutta la lunghezza la cittadina unita da ponti. Un forte braccio d’acciaio, incastonato sul suo fondale tramite piloni di pietra dall’aculeata forma, collega la ferrovia Transiberiana con la parte più orientale della Russia. La sua lunga corsa termina nella città portuale di Vladivostock, aprendo così la vista dei suoi passeggeri verso il Mar del Giappone. Il calore del sole riesce a profligare le gelide temperature da loro percepite durante la lunga tratta che collega orizzontalmente le due estremità della nazione, lambendo Kazakhstan, Mongolia e Cina.

La Transiberiana, la ferrovia più lunga del mondo, parte dalla stazione Jarovslavskij di Mosca e, percorrendo 9288 Km e attraversando il 19,1% di territorio europeo e un 80,9% di territorio asiatico, giunge al capolinea nella stazione di Vladivostock. Ma non sono solo i luoghi da essa uniti a renderla unica al mondo, ma anche la sua storia. Durante il regno di Alessandro III la Russia era in piena crisi. I cinesi minacciavano di invadere la Siberia, i giapponesi con le loro navi da guerra insidiavano le coste dell’oceano Pacifico e i ribelli siberiani manifestavano il loro desiderio di fuggire dalla capitale: la Russia aveva bisogno di una rete ferroviaria che riuscisse a raggiungere quegli impervi territori con una certa rapidità. Lo zar era intenzionato a realizzarla non solo per dispiegare le sue truppe sul territorio, ma anche per colonizzare la Siberia, regione abitata solo da tribù locali e da detenuti, e per migliorare il commercio. Ma il badget a disposizioni era limitato, così gli ingegneri dovettero organizzare il lavoro in economia, utilizzando materiali di bassa qualità, sfruttando manodopera umana, sottoposta a condizioni lavorative spesso disumane, e realizzando un solo binario. Moltissime le morti, così come molti furono i deragliamenti e proprio in uno di questi lo zar perse la vita. Il figlio Nicola II, il suo successore, terminò il progetto nel 1901. Ma l’impero versava sempre più in condizioni critiche e le sue casse furono messe a dura prova anche a causa della realizzazione di tale progetto: la conseguente penuria di liquidità fu una delle motivazioni che fece scoppiare la rivoluzione. Successivamente Nicola II e la sua famiglia vennero deportati in Siberia dove morirono. Paradossalmente la ferrovia, che avrebbe dovuto rafforzare l’impero, lo aveva distrutto e fu sinonimo di morte per la famiglia Romanov, quasi come un triste epilogo nel quale “la morte è stata richiamata dalle innumerevoli morti” sul lavoro. La ferrovia durante gli anni venne più volte ricostruita e furono i comunisti, a partire dagli anni ’50, a farne un esempio in merito alla sicurezza e un capolavoro tecnologico, utilizzando il miglior acciaio pesante, nuove traversine, nuovi ponti e un secondo binario. Però solo dopo 100 anni dalla sua realizzazione è riuscita ad adempiere a quelle funzioni economiche desiderate anche dagli zar. Oggigiorno è indiscutibilmente la ferrovia più nota al mondo.

(FM, ’18)

Bibliografia

Trans-Siberian (Wikipedia)

Ferrovia Transiberiana (Wikipedia)

Romanov (Wikipedia)

Angara (Wikipedia)

Irkutsk (Wikipedia)