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B2C, BOOKS TO COSMOPOLITANS / Il blog di Umberto Martino

B2C, qualche suggerimento per la lettura – “Il nipote di Rameau” di Denis Diderot

“Che faccia bello o brutto tempo, è mia abitudine andare, verso le cinque di sera, a passeggio nei giardini del Palazzo reale: sono colui che si vede sempre solo, pensoso, sulla panca d’Argenson. Mi intrattengo con me stesso di politica, di amore, di cose d’arte o di filosofia; abbandono lo spirito alle più libere divagazioni; lo lascio libero di seguire la prima idea saggia o folle che si presenti, allo stesso modo che si vedono, nel viale di Foy, i nostri giovanotti dissoluti seguire i passi di una cortigiana dall’aria svagata, dal viso ridente, l’occhio vivace, il naso all’insù, lascia questa per un’altra, attaccandole tutte senza impegnarsi con nessuna. I miei pensieri sono le mie donnine equivoche. Se il tempo è troppo freddo o troppo piovoso, mi rifugio al caffè della Reggenza…”. Un giorno il filosofo Diderot, sostenitore della virtù e del genio quali indiscussi pilastri del progresso sociale, seguendo la sua abitudine giornaliera, si imbatte all’interno del locale, mentre è intento nell’osservare le mosse di due giocatori di scacchi, in Jean-François Rameau, il nipote del notissimo musicista e compositore, il quale inizia ad attaccar bottone con lui. “Il nipote di Rameau”, adulatore e buffone di “corte” di professione, scroccone e fannullone di indole, ma dotato di una buona sensibilità musicale, intavola così con lui un divertente discorso che durerà circa mezz’ora, dalle cinque alle cinque e mezzo del pomeriggio, toccando temi di estetica e di morale. Il filosofo rimane a tratti inorridito nell’udire quale sia la sua concezione della vita, ma allo stesso tempo attratto dal personaggio che, dotato di un buon senso estetico, sciorina con schiettezza tutti i suoi difetti, gli stessi presenti in una buona parte della società parigina dell’epoca, ma che vengono da questa abilmente celati. Così gli narra come, abile pantomimo e ingannatore, sia stato semplice per lui impartire lezioni di accompagnamento e composizione senza saperne assolutamente nulla, riuscendo a giustificare questa sua condotta come giusta; come sia entrato nell’abitazione di un facoltoso protettore nelle vesti di giullare per poi esserne cacciato per aver pronunciato l’unica frase sensata da lui espressa in quel periodo (pag. 44); quale importanza avesse per lui il denaro inteso come mezzo necessario per il raggiungimento dell’appagamento dei suoi bisogni; per quale motivo non trovasse sbagliato parlar male e fare pettegolezzi sui propri benefattori. “Se è importante esser sublimi in qualche campo, lo è soprattutto nel male. Si sputa su un piccolo mascalzoncello, ma non si può non avere una sorta di considerazione per un grande criminale. Il suo coraggio vi stupisce; la sua atrocità vi fa fremere”. E, per far apparire la sua frase giusta, non si trattiene dal raccontare la storia del rinnegato di Avignone (pag.52). Nonostante il tentativo di Diderot di riportare lo sventurato verso una condotta più morale, mostrando come gli uomini di pensiero preferiscano la povertà all’asservimento ad un padrone per il raggiungimento di uno scopo e come possano vivere anche solo traendo gioia dalla propria libertà di spirito, questi non cambia idea augurandosi di poter avere ancora “questa disgrazia per una quarantina di anni”: avrebbe riso bene chi avrebbe riso per ultimo. Entrambi, seppur a tratti le opinioni in merito all’estetica fossero combacianti, rimangono sulle proprie posizioni.

“Il nipote di Rameau” fu scritto presumibilmente intorno al 1762, ma non fu mai pubblicato per volontà dello stesso scrittore in quanto i suoi contenuti erano troppo compromettenti per le idee in esso contenute o per gli irriverenti strali satirici scagliati da Rameau contro personaggi molto noti in quel periodo (Palissot, Voltaire e Rousseau). Solo nel 1805 venne scoperto da Goethe che ne rimase entusiasta e decise di tradurlo in tedesco, ma per la sua stampa bisognerà attendere ancora molti anni. In questo breve dialogo satirico si può scorgere il confronto tra la vita estetica e la vita etica toccato spesso da Kirkegaard.

Rameau, attraverso la sua abilità oratorie e mimiche, è capace di spiegare come giusto un concetto, sovrabbondando di parole inutili il suo discorso, e spesso, poco dopo, in base alla convenienza, il suo opposto. Un uomo che ben rappresentava gli adulatori opportunisti del tempo e le mancanze della società dei salotti parigini. Seppur in senso lato, in quanto i difetti, più che cambiare nella loro denominazione, si possono modificare nella loro essenza con il progredire della modernità che porta anche ad una mutazione antropologica dell’uomo, potrebbe descrivere anche una parte della società dei nostri tempi, sebbene gli sbagli compiuti da Jean-François nel romanzo conservano l’umanità e sono lontani dal calcolo freddo dei moderni Rameau, più burattini che giullari, forse più spietati, quasi privi di coscienza di sé, quasi senz’anima.

(FM, ’18)

E-book “Il nipote di Rameau” (il secondo della lista di ebook in pdf: “DENIS DIDEROT IL NIPOTE DI RAMEAU”)

diderotrameaunephew

Bibliografia

https://www.google.it/search?q=il+nipote+di+rameau+pdf&oq=il+nipote+di+rameau+pdf&aqs=chrome..69i57j69i60l2j69i64j69i60.5999j0j8&sourceid=chrome&ie=UTF-8      (Il secondo e-book pdf della lista)

http://sfc82c600e839372f.jimcontent.com/…/DIDEROT+-+Il+nipote+di+Rameau.pdf

https://rescopes-ec3e1.firebaseapp.com/6/Il-nipote-di-Rameau.pdf     (E-book pdf, ma con registrazione)

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_nipote_di_Rameau

http://www.quartaparetepress.it/2012/12/19/il-nipote-di-rameau-satira-pungente-al-di-la-del-bene-e-del-male/